Con il Natale alle porte, le città si vestono di una magica atmosfera. Il tempo sembra sospeso tra sogno e realtà. I negozi sono allestiti in modo da far sentire il piacere ed il calore di un abbraccio che, in questo periodo dell’anno, sembra tramutarsi in qualcosa di più speciale, come l’avverarsi di un piccolo miracolo. L’esperienza, che ho avuto la possibilità di ascoltare e di cui racconterò dopo, trovo sia un dono prezioso in questo periodo, come la speranza per un mondo migliore.
L’episodio ha toccato nel profondo la persona che me lo ha raccontato. Riguarda uno degli innumerevoli viaggi organizzati per incontrare varie associazioni di volontariato. In una delle tante associazioni, sparse sul territorio nazionale, mi racconta si tentava il recupero di giovani vittime di violenza.
Quella sera mi imbattei, assieme ai volontari, in una delle tante ragazze che svolgeva l’attività di prostituzione. Era così bella, con un viso da bambina, probabilmente straniera, ma già con i primi segni che la vita sembrava averle inferto. La sua indifferenza alzava un muro per difesa, eppure i suoi occhi parlavano di una persona in cerca di aiuto.
Il pulmino dell’associazione le si avvicinò con cautela. I volontari volevano la sua fiducia. La guardai e quello che sentii era preoccupazione. Non era mia figlia , non era una persona amica, non la conoscevo, eppure il quel momento sentii il cuore rompersi in mille piccoli frammenti di vetro, come fosse uno specchio. Osservare quel delicato fiore che appassiva mi riempì di angoscia e il pensiero che poteva essere mia figlia era una sensazione agghiacciante.
La cruda storia della ragazza, era affiancata dal racconto di quei volontari che, come degli angeli pronti ad aiutare chiunque avesse bisogno del loro aiuto, si muovevano furtivi nella notte per evitare di mettere in pericolo la sicurezza di chi accettava l’aiuto.
I volontari si avvicinarono alla ragazza in silenzio le tesero la mano in segno di comprensione e come primo approccio vollero solo aiutarla. Lei non chiedeva nulla, era impaurita, stava in silente attesa guardandosi attorno tra persone a lei sconosciute, ma che le sembravano amiche. Parlammo con i coordinatori dell’associazione, i quali promisero che avrebbero fatto di tutto per aiutarla a denunciare chi abusava di lei. Ritornai lì dopo diversi mesi, proprio nel periodo natalizio, e la trovai completamente cambiata: sorrideva.
Il volto di quella ragazza mi è rimasto impresso nella mente per tutta la vita: un volto impaurito, uno sguardo perso nel vuoto che chiedeva aiuto a chi per sua fortuna quella sera ha incrociato il suo destino.
In questi miei viaggi ho imparato il valore della fratellanza, dell’appartenenza, dell’amicizia benevola e dell’affetto che si ha a prescindere dal contesto in cui una persona nasce e si trova a vivere.
Ho voluto proporre questo racconto proprio in questo periodo dell’anno per ringraziare e rendere omaggio a questi “angeli”, che donano la possibilità di riempire di gioia e calore le vite di coloro il cui mondo non ha sfaccettature. Queste persone, con i loro semplici gesti, specialmente a ridosso delle festività, si trasformano davvero in angeli capaci di compiere miracoli e donare speranza.